La Storia

6 settembre 1793: nascita della Banda Musicale Cittadina di Santhià. Conoscere questa data con assoluta precisione è stata una rara fortuna: solo dopo il ritrovamento dell’Atto di Fondazione, si è potuta affermare con certezza la data della sua nascita.
15 agosto 1794: ufficializzazione del nuovo insieme musicale. Gli strumentisti che componevano la Banda erano già dotati di una divisa.

1795-1850: le notizie circa la Banda sono scarse, ma si immagina, dalla poca documentazione rinvenuta, che l’impegno dei musicisti fosse via via crescente e che iniziasse ad articolarsi in modo sempre più organico.

1851: è l’anno di una svolta che ci consente di comprendere meglio ciò che si intenda per Banda Musicale. Appare, in questa data, un regolamento definito “Regolamento per la scuola di Musica del Borgo di Santhià” la cui intitolazione ne evidenzia in modo particolare l’assunto didattico. Inoltre, in esso, per la prima volta si fa cenno ad una “dipendenza municipale”: si parla infatti di “…Una scuola di Musica sotto l’alta sorveglianza del Municipio. I musicanti avranno dal Municipio lo strumento […] tutti quelli che già sono al maneggio di qualche strumento fanno parte della Banda presente stabilita in detto Comune […] tutti i musicanti indistintamente sono tenuti in ogni anno di suonare gratuitamente nella festa dello Statuto, si e come verrà dal Municipio ordinato, in quella della distribuzione dei premi […] in ogni passaggio si S.M. il Re, e nei giorni festivi che saranno indicati dal Direttore, dieci volte almeno in un anno sui pubblici viali”. Tale documento, inoltre, evidenzia indirettamente il profilarsi di un’Amministrazione Musicale e di un legame con il Municipio.

1887-1903: sono anni di incertezza. Le incompresioni sorte fra l’Amministrazione Municipale, soprattutto nella persona dell’allora sindaco Mentigazzi, circa la gestione della Banda, portano all’allontanamento del Maestro Giovanni Mandelli prima, e in seguito anche del Maestro Giuseppe Nicolello. Quest’ultimo, tenterà, negli ultimi anni del secolo, di riorganizzare il gruppo musicale, avendo ottenuto, in prima battuta, la fiducia delle Autorità Comunali. Tale fiducia verrà a mancare poco prima che il Maestro riesca a rinserrare le fila della Banda, e Nicolello abbandonerà definitivamente l’incarico. In questi anni, dunque, la Banda esiste ma non riesce a strutturarsi in modo organizzato.

1904: tocca al Maestro Pietro Ferraris ricostruire l’identità musicale della Banda e farle riprendere l’attività a pieno regime. La Banda Cittadina viene denominata “La Novella”, anche per distinguerla da altri gruppi bandistici che sorgono in quegli anni nell’ambito dell’abitato di Santhià.

1915-1918: la I Guerra Mondiale sottrae alla Banda tutti gli strumentisti più giovani, ma l’insieme musicale riesce a sopravvivere e a onorare almeno i servizi più importanti. 1919: la Banda si riorganizza dopo lo sconvolgimento bellico, guidata dal Maestro Teresio Violino. 12 novembre

1922: le redini della Banda passano al diciannovenne Giuseppe, detto Peppino, figlio del Maestro Teresio Violino, scomparso poco tempo prima. Peppino Violino protrarrà la sua direzione fino al 1936, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, dove avvierà una lunsinghiera carriera musicale. Morirà a New York a metà degli anni ’60.

15 maggio 1923: la Banda assume la denominazione di “Banda Cesare Battisti”. Viene, inoltre, adottata una divisa per gli strumentisti, nera con le bande rosse, molto simile a quella in uso dai Carabinieri.

27 dicembre 1932: la Cesare Battisti viene ufficialmente “inquadrata” secondo i dettami e gli usi fascisti, che riguardano sia le scelte musicali che gli impegni ai quali presenziare. Il controllo della Banda passa al Podestà.

1935: si manifestano alcuni dissidi col maestro Violino. In questo anno, difatti, viene indetto un concorso pubblico per il maestro direttore (evento importante, poichè il precedente concorso risaliva al 1868), anche se lo stesso maestro Violino lascerà la direzione solo l’anno successivo. Il concorso viene vinto dal giovane Maestro Eugenio Sacchetti.

1939: la sfilata per le celebrazioni di S. Cecilia è l’ultimo servizio che la Banda effettua prima dello scoppio della II Guerra Mondiale. Negli anni successivi, fino la 1945, la Banda sopravviverà, come già durante il precedente evento bellico, solo grazie agli anziani. Seppur in numero molto limitato, gli strumentisti riescono a far fronte ai più significativi appuntamenti.

1946: si celebra il primo Carnevale del dopoguerra, e con esso il lento ritorno alla normalità.

1950-1957: col passare degli anni la Banda si consolida, sia a livello musicale che come quantità di servizi svolti. Il Comune offre il suo appoggio e grazie ad un finanziamento si possono acquistare dei nuovi copricapi per gli strumentisti.

1958: viene festeggiato come un grande evento l’ingresso fra le fila dei musicisti di 24 giovani allievi. La nuova linfa vitale permetterà un salto qualitativo rilevante, consolidando anche la posizione del maestro Sacchetti.

1966-1968: gli strumentisti crescono in numero e si avvicinano alla cinquantina; il Capo-Banda è il Sig. Pietro Gauna, succeduto sin dal

1956 al Sig. Severino Florio. Il Maestro Eugenio Sacchetti, animato dalla passione creatasi nel gruppo, introduce nel repertorio una serie di brani altamente qualificanti, suggestivi ed apprezzati dal pubblico.

1969: La Banda viene invitata a Biella per la stagione concertistica e a Varazze per la famosa festa religiosa di S. Caterina (la partecipazione della Banda a Varazze diviene una tradizione che si protrae ininterrottamente fino ad oggi). Durante l’anno, la Banda Musicale perde il suo Presidente, il popolare Innocenzo “Centu” Viola, scomparso il 14 luglio ad Asti. Per sedici anni, l’istituzione santhiatese ebbe nel Centu un tenace e caparbio sostenitore,che riuscì sempre a far ottenere alla Banda il giusto riconoscimento, da parte della Pubblica Amministrazione, del tanto impegno profuso.

Anni ’70: la Banda cresce ininterrottamente di livello. Maestro ed Amministratori collaborano attivamente per organizzare al meglio l’attività. Il numero degli strumentisti lievita pian piano e la mentalità dei componenti si trasforma: non ci trova più innanzi alla “Banda dai tre scalin” (con il termine “Tre Scalin” si indicava una notissima osteria ubicata al centro del paese, dotata all’ingresso di tre gradini e prediletta dai “musicant” per il buon vino), bensì ad un organismo che gode di altissima reputazione e la cui presenza e` ambita in innumerevoli manifestazioni. Il decennio sarà l’apice della notorietà e del prestigio della formazione Santhiatese. Innumerevoli trasferte, lusinghieri successi, premi. Il Gruppo è richiesto per ogni tipo di servizio, parata, manifestazione, in tutta Italia. Va considerato che tutto ciò era possibile perché quelli erano gli anni in cui maggiormente le Ammninistrazioni e le Pro Loco potevano permettersi di “spendere soldi per far cultura”. Oggi, per opposti motivi e in modo altrettanto generalizzato, tutti i Gruppi Musicali sono stati costretti a ridimensionare la loro attività.

1980: La Banda Musicale Cittadina ed il Corpo Majorettes vengono colpiti il 26 marzo da un grave lutto: la perdita del direttore, il maestro Eugenio Sacchetti. I funerali del caro Maestro si svolgeranno il 27 Marzo con la presenza delle majorette e degli strumentisti al completo. Si chiude, con questo triste evento, un’epoca e si conclude il ciclo direttoriale di un musicista che ha fatto, di un’istituzione amatoriale nella identità costitutiva, un’entità artistica negli assunti. Il Maestro, affacciandosi nel lontano 1935 all’agone bandistico, proveniva da una storica e consacrata tradizione: quella che richiedeva all’uomo guida nuove composizioni bandistiche e strumentazioni di opere famose. Erano al di là a venire le tonnellate di marce, pout-pourri, sinfonie, e inni proiettate a scopo di lucro da potenti imperi editoriali sulle inermi bande amatoriali. E se ciò fosse anche accaduto, almeno nei confronti di determinati maestri non avrebbe sortito effetto alcuno. Questo, per due ragioni: la prima è di natura “ideale-artistica” poichè ogni Maestro, e quindi ogni Banda, custodivano gelosamente il proprio repertorio, segno di distinzione e di blasone artistico, di originalità e di unicità. La seconda ragione è di natura pratica, a ragione della difficoltà di appropriare la musica, scritta per organici “tipo”, a insiemi il più delle volte incompleti e squilibrati. Di conseguenza, è facile comprendere perchè il Maestro Sacchetti approntasse “il giusto cibo musicale per i denti strumentali adatti”: era questa l’unica strada percorribile per “far suonare la Banda”, per ottenere i massimi risultati possibili con “ciò che passava il convento”. L’aspetto più autentico, quello che può meglio tratteggiare, ed anche impreziosire, l’immagine di questo Maestro “un poco rude e baro, difficile nell’ammettere persone alla sua confidenza, estremamente esigente con se stesso e con gli altri in musica, parco di parole e di giudizi”, è percio` la sua capacità di vivere la musica e la realtà bandistica, le vicende umane, la capacità di far fronte ai continui problemi finanziari e alle necessità del consistente “esercito musicale”; la capacità di contrapporsi alla insensibilità di coloro che “non hanno nè orecchi, nè cuore per la musica” o agli egoismi, alle invidie e rivalità professionali o agli inevitabili conflitti fra direttore e strumentisti; l’angoscia, addirittura, di non riuscire ad essere “all’altezza musicalmente” delle attese. Con la prematura scomparsa del Direttore, all’interno della Banda sì crea un notevole sconforto, e si manifesta un moto di sbandamento; la situazione viene però prontamente ristabilita con la volontà di tutti di proseguire sulle basi ben solide costruite dal Maestro scomparso. Le volontà espresse dal Maestro Sacchetti agli Amminstratori Mario Gauna e Giancarlo Berri, furono di affidare alla sua morte il compito direttoriale al “Tunin” (al secolo Antonino Casciano) già da qualche tempo Capobanda, dopo il ritiro di Pierino Gauna e il breve periodo di Lorenzo Corgnati. Casciano affrontò con impegno il nuovo compito affidatogli.

L’anno 1980, oltre al triste lutto, è però da considerarsi un anno di svolta anche per altri aspetti. L’amministrazione, difatti, progetta di corredare l’intero gruppo (Banda e Majorettes) di una nuova divisa, definita “folkloristica” da usare per manifestazioni caratteristiche. I fondi per l’acquisto della stoffa arrivano puntualmente, dopo aver lanciato un appello di aiuto ai vari Enti cittadini, al Comune, alla Provincia e alla Regione. Sarti e sarte locali studiano con i responsabili il modello delle divise e, dopo poco tempo, ma tanto lavoro, tutto è pronto. L’intera operazione costa £. 7.685.000. Come copricapo per gli strumentisti venne scelta la “paglietta” acquistata dalla ditta Tesi di San Pietro in Ponte (FI). Le Majorettes rinnovano il Kepì con piuma di struzzo e vengono inoltre acquistate tute per le ragazze, da indossare durante le trasferte. I colori delle divise folkloristiche erano (e sono tuttora) nere, orlate di arancio per gli strumentisti e bianconere orlate di arancio per le Majorettes. Si vogliono rispettare i colori della Contrada “La Quercia”, per partecipare alla sfilata del “Palio dei Micci” di Querceta.

19 Aprile 1980: la Banda sfoggia la nuova divisa allo stadio “Buon Riposo” di Querceta davanti a 20.000 spettatori e ottiene il 1° Premio per la sfilata, con uno scontro diretto con gli altri sette gruppi.

1986: anche questo è un anno di cambiamenti importanti che vedono l’avvicendarsi di un nuova capitana della majorettes e del nuovo maestro della Banda. Si sceglie, per quest’ultima carica, il Maestro Fiorenzo Vescovo, originario di Palazzo Canavese, diplomato in oboe, concertazione e direzione di Banda. La Banda continua nella sua crescita, artistica e personale. Le sfilate si fanno sempre più numerose ed importanti. La meta preferita è la Francia: Menton, Bellegarde, Nizza e Grasse.

1993: anno dei festeggiamenti del Bicentenario di fondazione. Le celebrazioni comprendono, oltre all’edizione di un libro con la storia completa della Banda, una serie di incontri musicali e seminari, con la partecipazione di illustri relatori sia dall’Italia che dall’estero. Madrina della manifestazione viene designata Nicoletta Orsomando, celebre annunciatrice televisa ma soprattutto figlia dell’omonimo maestro, autore di celebri marce per Banda. Viene composto un Inno del Bicentenario e vengono realizzati gadget riproducenti l’Atto di Fondazione del 1793. La Banda, inoltre, è impegnata in un concerto celebrativo. All’interno delle diverse manifestazioni trova spazio anche l’istitutuzione di un premio denominato “Duecento anni di squilli”. A partire da questo anno, ogni 6 settembre si festeggia il compleanno della Banda con una cena sociale e una tradizionale “Scorribanda”, una passeggiata musicale per le vie della città.

1994-2001: la Banda continua ad essere impegnata in importanti manifestazioni, con particolare attenzione alle feste che si tengono in Costa Azzurra e in Liguria.

2002: la Banda si costituisce definitivamente come Ente associazionistico, con un documento ufficiale depositato presso il Notaio Vercellotti di Santhià. Gli strumentisti, inoltre, si dotano di pantaloni estivi folkloristici da abbinare alla maglietta polo per le manifestazioni estive.

2003: festeggiamenti per i 210 anni di fondazione.

2006: continua l’impegno della Banda Cittadina, sotto la direzione del Maestro Vescovo con l’ausilio del capobanda Giancarlo Berri e dell’Amministrazione. Rinasce, per volontà delle attuali majorettes e delle ragazze che lo erano state negli anni 70 e 80 un gruppo di giovani ragazze da avviare all’arte del twirling. Il risultato è che alla serata di apertura del Carnevale di Santhià di quest’anno, la Banda si presenta in sfilata con 30 Majorettes che con la divisa confezionata per l’occasione, regalano uno splendido colpo d’occhio. Si inizia inoltre un lavoro di risistemazione e revisione dei libretti da sfilata e da concertino. Si prendono contatti con la ditta Barberini di Torino per confezionare giacconi neri imbottiti in sostituzione degli husky folkloristici e degli impermeabili della divisa invernale.

L’anno segna anche un triste lutto: la comparsa del cavalier Mario Ajmone, classe 1920, il più anziano strumentista della Banda, in attività e sempre presente fino all’ultimo.

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